Andare ai concerti insieme penso sia la cosa più dannosa che possa esistere,troppi legami invisibili,troppi tunnel nell'aria che collegano i nostri cervelli,e neanche ti accorgevi che ogni volta che prendevi il cellulare per rispondere a qualche messaggio io mi allontanavo incrociando le braccia.Due giorni a guardarti la nuca.Ti avrei voluto dire mille cose,scriverle tutte su quei capelli sempre legati,o farle cantare da chi stava di fronte a te sul palco.
Niente,non è niente.
Ho due lettere nel cassetto che molto probabilmente non spedirò mai,due cartoline ricevute da gente con cui non ho nessun tipo di rapporto (non più),una confusione in testa che fa venire la nausea e al lavoro piangere in bagno per poi uscire e sentirmi osservato come una bestia rara a cui fanno un torto a tenerla in gabbia.Anche se in gabbia,più o meno,ci siamo tutti.
Poi c'è questa bolla fatta solo di parole e di carta che oramai non so più come chiamare,una vaga promessa di passare tre giorni nella mia stanza in mezzo al cemento che trema e vibra per il caldo e qui,ovviamente,non ho neanche un ventilatore.Ho i preservativi,le lenzuola nuove,un rotolo di carta,le birre,la musica,ci sono io (più o meno),ma sicuramente rimarrà comunque la presenza dell'assenza.Manca sempre qualcosa.A tutti.I conti non tornano.Sono sempre più tentato di dirti di non venire.
E sentire Dimartino che canta una canzone di deandrè che conclude con "è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati".
Magari il prossimo anno mi dice meglio per quel che riguarda primavera e estate.
(in questo post ci sono tre persone diverse e diversissime tra di loro).
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