martedì 21 giugno 2011

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Chissà a quante cose pensi durante la giornata.Chissà cosa ti aspetti dalla vita,cosa le chiedi,come glielo chiedi.Chissà a cosa pensi prima di addormentarti,chissà come si trasforma la tua faccia quando sorridi,come ti reagiscono i muscoli quando (non) scopi,come sono i tuoi capelli a fine giornata.Mi piace immaginarmeli tutti in disordine,che ti coprono le orecchie e si precipitano sulle spalle mentre infiniti fili sottilissimi lottano intorno.Ci vediamo?Non ci vediamo?Come ci vediamo?
Che io all'amicizia ci ho sempre creduto poco,non posso farci niente.E dire che qui c'è un solo letto e per di più ad una piazza.

Quasi quasi ti dico di non venire e di non sentirci mai più.

Aprire il tappo del sapone felce azzurra e tornare a quasi diciassette anni fa nel bagno che usava mio nonno.Mi ricordo che la nonna mi disse che si era sentito male e che lo avevano portato via.La mia primissima immagine della morte è stata quella di mio nonno,vestito elegante,che si accascia al suolo,un pavimento di marmo rosso,e sei uomini in giacca e cravatta blu scuro che lo raccolgono e lo portano via scomparendo nell'ombra.
Ora capisco perché sono sempre stato terrorizzato dalle cose che finiscono.

Non si muore soli.Un giorno te lo saprò dire.

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